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| Il logo dell'evento |
ECC2014, European Cycling Challenge 2014.
Sfida a colpi di chilometri percorsi con ogni tipo di bicicletta, tra 32 città europee, coinvolgendo oltre diecimila ciclisti urbani. Dal 1° maggio fino alla fine del mese.
E sulla bici, uno smartphone con installata un'app: Endomondo Sport Tracker, per calcolare le distanze e le strade percorse.
L'inizio non è stato affatto semplice, per i ciclisti romani. La partecipazione della Capitale è stata in forse, e fino alla fine non si era certi di concorrere assieme e contro gli altri ciclisti europei. E, con il tipico tempismo italico (ci riduciamo sempre all'ultimissimo istante), il Team Ufficiale Roma 2014 è stato finalmente iscritto. Ed io, a mia volta, mi sono arruolato. :-)
E lo stesso hanno fatto altri 600/700 "colleghi".
Nonostante il tam-tam, il passaparola, il volantinaggio, lo spamming, l'uso dei social network più comuni, si era in numero di gran lunga inferiore rispetto a Varsavia (Pol), Lodz (Pol), Bologna, Umea (Swe), Lille (Fra); eppure Roma è di gran lunga più popolosa di tutte!
Inoltre, girando per i vari siti, c'era qualcosa che stonava: il silenzio dell'Amministrazione. Nessuna informazione sul sito del Comune, ad esempio. Altre Amministrazioni ci hanno creduto e si son date da fare.
Il Telšiai District Mayor ha chiesto ai propri dipendenti comunali di abbandonare l'auto e usare la bici: non solo, hanno organizzato persino un pic-nic: fantastico! Peccato che queste iniziative le facciano gli altri...
Il quotidiano on-line del Comune di Cagliari, ComuneCagliariNews riporta dettagliate informazioni sulle modalità di partecipazione e mette su Youtube la conferenza stampa dell'Assessore ai Trasporti Mario Coni e dal Presidente della Commissione Trasporti Guido Portoghese. Ma allora è una cosa seria!
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| Telšiai District mayor is riding for his city with large municipal employee support and a big picnic near Telšiai city in Viešvėnai village (fonte: facebook.com) |
D'altro canto è stato triste constatare che Roma Capitale abbia fatto pochissimo per la causa: quasi nulla, se non un paio di tweet, peraltro sollecitati da #romapedaladipiù.
Il Sindaco Ignazio Marino si è iscritto: ma si è limitato da un paio di pedalate. Ci ha messo la faccia per non perderla del tutto: il sindaco ciclista che non partecipa ad un challenge ciclistico europeo. Operazione chiaramente di facciata.
Anzi, come è stato pure denunciato su twitter stesso, ha addirittura messo i bastoni tra le ruote:
pezzi di ciclabili chiuse per lavori, chiusure improvvise e non tempestivamente pubblicizzate.
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| A seguito di questo tweet, forse, il cantiere è stato rimosso |
pezzi di ciclabili chiuse per lavori, chiusure improvvise e non tempestivamente pubblicizzate.
Nonostante ciò, partecipare è stato divertente: si entra in contatto con nuova gente, amanti della bicicletta, cicloattivisti, ciclisti dell'ultima ora (come me); vieni a conoscenza di percorsi nuovi, meno accidendati, più corti e, in qualche raro caso, più funzionali.
Per la conseguente motivazione di accumulare più chilometri, ho abbandonato l'automobile a favore della bici: ho allungato il percorso per tornare a casa per ritirare i soldi dal bancomat; ho accompagnato in tandem - tra i sorrisi stupefatti di chi mi superava in auto e di chi mi incontrava all'ingresso di scuola - mio figlio a scuola. Il bambino più felice del mondo.
E mi sono accorto, forse con colpevole ritardo, che optare per la bici non è stato penalizzante, sia in termini di tempo che di qualità della vita: il tragitto ufficio-casa, di appena 22 km (prima fatto con bus e Metro B Atac) lo percorro mediamente nello stesso lasso di tempo, se non meno, e con un livello di stress inferiore: indifferente agli scioperi, alla corsa che salta, al "servizio temporaneamente rallentato" della metropolitana. Anche la qualità della vita, come scrivevo sopra, è considerevolmente aumentata: decido io gli orari di partenza (solitamente li anticipo), non soffro l'afa e gli odori animaleschi sui mezzi pubblici e nemmeno l'effetto sardina in scatola.
Ad aprile, nella fase di sperimentazione (abbandono dei mezzi pubblici romani per una mountain bike), ho percorso 422 km.
Durante l'European Cycling Challenge ho superato quota 700 km: proprio io, che la bici la usavo di tanto in tanto la domenica per andar per parchi.
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| 700 km per me (dato aggiornato al 29/5) |
Se ci son riuscito io, allora molti possono adottare la soluzione alternativa e vincente.
L'aspetto ludico e pseudo-agonistico, però, non mi ha annebbiato la vista: la città di Roma non è ancora a dimensione di bicicletta: il Codice della Strada viene ignorato dagli automobilisti, dai motociclisti a discapito della sicurezza propria ed altrui, per non parlare della maleducazione e la prepotenza di molti: mi son sentito costantemente in pericolo (auto in doppia fila, sportelli aperti all'improvviso, mancato rispetto della precedenza, clacson suonato mentre mi sto impegnando in una salita, bus che ti superano e immediatamente dopo si fermano per far scendere i passeggeri, cani lasciati in libertà e che, se va bene, ti ringhiano e basta) e per lo stato di abbandono della città stessa: ho affrontato strade trasformate in discarica (via del Cappellaccio), ho incontrato topi (sotto il ponte della Magliana),
pezzi di ciclabile ostruite dall'erbaccia che cresce rigogliosa e che nessuno pota, strade rattoppate alla peggio con buche pericolose e dolorose (V. della Grande Muraglia).
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| La ciclabile invasa dalla vegetazione spontanea |
E nemmeno le ciclabili, la riserva indiana per i ciclisti, spesso si sono rivelate funzionali per raggiungere il centro dalla periferia (o viceversa): quella della Cristoforo Colombo - ad esempio - è uno spezzatino, una presa per i fondelli: è un chiaro invito a non utilizzarla.
Quella, invece, che costeggia via della Magliana e lungotevere degli inventori è continuamente interrotta da accessi laterali: benzinai, autolavaggio, concessionari, con auto che spesso sono lì ad intralciare il passaggio.
Poche, senza senso e non collegate tra di loro. Una presa per il culo.
Poche, senza senso e non collegate tra di loro. Una presa per il culo.
Molto c'è da fare, per cambiare. Un nuovo segnale è previsto per il 14 giugno, quando ci sara la Manifestazione Nazionale VeloLove: chi Amministra la Cosa Pubblica non potrà ignorare.
Roma ha raggiunto, nella competizione, il 3° posto, con oltre 150.000 km percorsi dai suoi 1000 e passa cittadini, che a sfida in corso si sono aggiunti. Una marea di informazioni sono state registrate, raccolte.
Le esperienze passate, parlano di un uso intelligente di questi dati: analisi dettagliata, punti di forza e di debolezza delle varie esperienze, i percorsi di routine. E dopo son passati all'azione, operando per migliorare e rendere più facile la vita di chi pedala.
Più gente pedala, meno gente usa l'auto ed i mezzi pubblici. Meno traffico, meno affollamento su bus e treni, meno inquinamento, abolizione delle ridicole giornate a "traffico limitato", più soldi a disposizione dei cittadini (non li spendo in benzina, ma li spendo in divertimento, cibo, vacanza: e faccio girare l'economia), maggiore ricchezza percepita. Meno incidenti, meno morti, meno feriti. Non ci vuole molto a rendere migliore la qualità della vita in una città oramai al collasso: ora che i dati ci sono, ora che le esperienze sono state maturate (purtroppo all'estero), non resta che passare all'azione. Iniziando dalla bicicletta e dall'adottare le "zone 30", come recentemente è stato deciso per Parigi.




