Alla fine, si può dire che ci sono riuscito. E con successo. Ottenendo molteplici vantaggi.
- Liberarmi dalla dipendenza dalle inefficienze del trasporti pubblici urbani (ATAC fa veramente schifo);
- Mettere alla prova la mia forza di volontà e le possibilità del mio fisico;
- godere delle opportunità che mi regala pedalare dalla periferia fino al cuore di Roma.
Domenica, ho deciso di prendere la mountain bike e puntare verso l'ufficio. Un percorso in parte conosciuto, in parte no, con un abbigliamento tutt'altro che tecnico... per replicare le condizioni da "impiegato che si muove in bici verso un ufficio non provvisto di doccia".
Partenza alle 8:00 in punto, più o meno l'orario di partenza del bus 708. Più o meno, in quanto la corsa non è mai garantita.
Attivo l'app che registra il percorso, i km macinati, il passo tenuto, e parto.
Roma ancora dormicchia, a quest'ora e l'aria è fresca. meno male che ho deciso di indossare una specie di anti-vento.
Arrivo in via del Cappellaccio dopo 20 minuti (7 i km fino ad ora affrontati), da qui in poi solo percorsi protetti.
Arrivo a Ponte Marconi ed imbocco la ciclabile lungotevere, devo cercare di capire quale può essere il percorso migliore, il meno lungo, il meno impegnativo, il meno trafficato... con un paio di indicazioni: o prendere ponte Cavour e dirigermi verso piazza di Spagna oppure arrivare al ponte Regina Margherita e puntare all'obelisco di Piazza del Popolo.
Seppure i ponti siano stati costruiti in tempi diversi e con stili diversi, a me sembrano tutti uguali: cerco Ponte Cavour e lo confondo - per mia ignoranza - con il Ponte Umberto I. Poco male, riesco comunque ad arrivare in una semi-deserta Piazza di Spagna, per poi affrontare la salita che mi porterà su al Pincio.
Affrontare questa salita, dopo ben 19 km in piano, è una impresa che ha richiesto tanto impegno: il cuore sembrava voler sfondare il petto, i polmoni sembravano fisarmoniche, ma da me non usciva alcun suono: solo rantoli.
Ma l'arrivo a Villa Borghese ha fatto sì che la stanchezza sparisse e l'ossigeno riempisse il sangue: fantastico, come rinascere.
Dopo 1h e 20 minuti (lo stesso tempo che impiegavo con l'utilizzo dei mezzi pubblici) e 22 km percorsi, vivo e vegeto sono arrivato in zona ufficio: che soddisfazione. Mai e poi mai avrei immaginato di poter affrontare una cosa del genere.
Senza strafare, senza sudare eccessivamente, sono arrivato a destinazione: si può fare - mi son detto. E mi son premiato con cornetto e cappuccino in un bar in zona.
Ed oggi, 14 aprile 2014, forse con colpevole ritardo, ho definitivamente mandato a quel paese ATAC: ed anche questa è una gran bella soddisfazione.
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