giovedì 29 maggio 2014

#ECC2014. Che esperienza!

Il logo dell'evento
ECC2014, European Cycling Challenge 2014.
Sfida a colpi di chilometri percorsi con ogni tipo di bicicletta, tra 32 città europee, coinvolgendo oltre diecimila ciclisti urbani. Dal 1° maggio fino alla fine del mese.
E sulla bici, uno smartphone con installata un'app: Endomondo Sport Tracker, per calcolare le distanze e le strade percorse.
L'inizio non è stato affatto semplice, per i ciclisti romani. La partecipazione della Capitale è stata in forse, e fino alla fine non si era certi di concorrere assieme e contro gli altri ciclisti europei. E, con il tipico tempismo italico (ci riduciamo sempre all'ultimissimo istante), il Team Ufficiale Roma 2014 è stato finalmente iscritto. Ed io, a mia volta, mi sono arruolato. :-)
E lo stesso hanno fatto altri 600/700 "colleghi".
Nonostante il tam-tam, il passaparola, il volantinaggio, lo spamming, l'uso dei social network più comuni, si era in numero di gran lunga inferiore rispetto a Varsavia (Pol), Lodz (Pol), Bologna, Umea (Swe), Lille (Fra); eppure Roma è di gran lunga più popolosa di tutte!
Inoltre, girando per i vari siti, c'era qualcosa che stonava: il silenzio dell'Amministrazione. Nessuna informazione sul sito del Comune, ad esempio. Altre Amministrazioni ci hanno creduto e si son date da fare.
Il Telšiai District Mayor ha chiesto ai propri dipendenti comunali di abbandonare l'auto e usare la bici:  non solo, hanno organizzato persino un pic-nic: fantastico! Peccato che queste iniziative le facciano gli altri...
Telšiai District mayor is riding for his city with large municipal employee support and a big picnic near Telšiai city in Viešvėnai village (fonte: facebook.com)
Il quotidiano on-line del Comune di Cagliari, ComuneCagliariNews riporta dettagliate informazioni sulle modalità di partecipazione e mette su Youtube la conferenza stampa dell'Assessore ai Trasporti Mario Coni e dal Presidente della Commissione Trasporti Guido Portoghese. Ma allora è una cosa seria!
D'altro canto è stato triste constatare che Roma Capitale abbia fatto pochissimo per la causa: quasi nulla, se non un paio di tweet, peraltro sollecitati da #romapedaladipiù.
Il Sindaco Ignazio Marino si è iscritto: ma si è limitato da un paio di pedalate. Ci ha messo la faccia per non perderla del tutto: il sindaco ciclista che non partecipa ad un challenge ciclistico europeo. Operazione chiaramente di facciata.
A seguito di questo tweet, forse, il cantiere è stato rimosso
Anzi, come è stato pure denunciato su twitter stesso, ha addirittura messo i bastoni tra le ruote:
pezzi di ciclabili chiuse per lavori, chiusure improvvise e non tempestivamente pubblicizzate.
Nonostante ciò, partecipare è stato divertente: si entra in contatto con nuova gente, amanti della bicicletta, cicloattivisti, ciclisti dell'ultima ora (come me); vieni a conoscenza di percorsi nuovi, meno accidendati, più corti e, in qualche raro caso, più funzionali.
Per la conseguente motivazione di accumulare più chilometri, ho abbandonato l'automobile a favore della bici: ho allungato il percorso per tornare a casa per ritirare i soldi dal bancomat; ho accompagnato in tandem - tra i sorrisi stupefatti di chi mi superava in auto e di chi mi incontrava all'ingresso di scuola - mio figlio a scuola. Il bambino più felice del mondo.
E mi sono accorto, forse con colpevole ritardo, che optare per la bici non è stato penalizzante, sia in termini di tempo che di qualità della vita: il tragitto ufficio-casa, di appena 22 km (prima fatto con bus e Metro B Atac) lo percorro mediamente nello stesso lasso di tempo, se non meno, e con un livello di stress inferiore: indifferente agli scioperi, alla corsa che salta, al "servizio temporaneamente rallentato" della metropolitana. Anche la qualità della vita, come scrivevo sopra, è considerevolmente aumentata: decido io gli orari di partenza (solitamente li anticipo), non soffro l'afa e gli odori animaleschi sui mezzi pubblici e nemmeno l'effetto sardina in scatola.
Ad aprile, nella fase di sperimentazione (abbandono dei mezzi pubblici romani per una mountain bike), ho percorso 422 km.
Durante l'European Cycling Challenge ho superato quota 700 km: proprio io, che la bici la usavo di tanto in tanto la domenica per andar per parchi.
700 km per me (dato aggiornato al 29/5)
Se ci son riuscito io, allora molti possono adottare la soluzione alternativa e vincente.
L'aspetto ludico e pseudo-agonistico, però, non mi ha annebbiato la vista: la città di Roma non è ancora a dimensione di bicicletta: il Codice della Strada viene ignorato dagli automobilisti, dai motociclisti a discapito della sicurezza propria ed altrui, per non parlare della maleducazione e la prepotenza di molti: mi son sentito costantemente in pericolo (auto in doppia fila, sportelli aperti all'improvviso, mancato rispetto della precedenza, clacson suonato mentre mi sto impegnando in una salita, bus che ti superano e immediatamente dopo si fermano per far scendere i passeggeri, cani lasciati in libertà e che, se va bene, ti ringhiano e basta) e per lo stato di abbandono della città stessa: ho affrontato strade trasformate in discarica (via del Cappellaccio), ho incontrato topi (sotto il ponte della Magliana),
La ciclabile invasa dalla vegetazione spontanea
pezzi di ciclabile ostruite dall'erbaccia che cresce rigogliosa e che nessuno pota, strade rattoppate alla peggio con buche pericolose e dolorose (V. della Grande Muraglia).
E nemmeno le ciclabili, la riserva indiana per i ciclisti, spesso si sono rivelate funzionali per raggiungere il centro dalla periferia (o viceversa): quella della Cristoforo Colombo - ad esempio - è uno spezzatino, una presa per i fondelli: è un chiaro invito a non utilizzarla.
Quella, invece, che costeggia via della Magliana e lungotevere degli inventori è continuamente interrotta da accessi laterali: benzinai, autolavaggio, concessionari, con auto che spesso sono lì ad intralciare il passaggio.
Poche, senza senso e non collegate tra di loro. Una presa per il culo.

Molto c'è da fare, per cambiare. Un nuovo segnale è previsto per il 14 giugno, quando ci sara la Manifestazione Nazionale VeloLove: chi Amministra la Cosa Pubblica non potrà ignorare.

Roma ha raggiunto, nella competizione, il 3° posto, con oltre 150.000 km percorsi dai suoi 1000 e passa cittadini, che a sfida in corso si sono aggiunti. Una marea di informazioni sono state registrate, raccolte.
Le esperienze passate, parlano di un uso intelligente di questi dati: analisi dettagliata, punti di forza e di debolezza delle varie esperienze, i percorsi di routine. E dopo son passati all'azione, operando per migliorare e rendere più facile la vita di chi pedala.
Più gente pedala, meno gente usa l'auto ed i mezzi pubblici. Meno traffico, meno affollamento su bus e treni, meno inquinamento, abolizione delle ridicole giornate a "traffico limitato", più soldi a disposizione dei cittadini (non li spendo in benzina, ma li spendo in divertimento, cibo, vacanza: e faccio girare l'economia), maggiore ricchezza percepita. Meno incidenti, meno morti, meno feriti. Non ci vuole molto a rendere migliore la qualità della vita in una città oramai al collasso: ora che i dati ci sono, ora che le esperienze sono state maturate (purtroppo all'estero), non resta che passare all'azione. Iniziando dalla bicicletta e dall'adottare le "zone 30", come recentemente è stato deciso per Parigi.

lunedì 14 aprile 2014

potenza della volontà

Alla fine, si può dire che ci sono riuscito. E con successo. Ottenendo molteplici vantaggi.
  • Liberarmi dalla dipendenza dalle inefficienze del trasporti pubblici urbani (ATAC fa veramente schifo);
  • Mettere alla prova la mia forza di volontà e le possibilità del mio fisico; 
  • godere delle opportunità che mi regala pedalare dalla periferia fino al cuore di Roma.

Domenica, ho deciso di prendere la mountain bike e puntare verso l'ufficio. Un percorso in parte conosciuto, in parte no, con un abbigliamento tutt'altro che tecnico... per replicare le condizioni da "impiegato che si muove in bici verso un ufficio non provvisto di doccia".

Partenza alle 8:00 in punto, più o meno l'orario di partenza del bus 708. Più o meno, in quanto la corsa non è mai garantita.
Attivo l'app che registra il percorso, i km macinati, il passo tenuto, e parto.
Roma ancora dormicchia, a quest'ora e l'aria è fresca. meno male che ho deciso di indossare una specie di anti-vento.
Arrivo in via del Cappellaccio dopo 20 minuti (7 i km fino ad ora affrontati), da qui in poi solo percorsi protetti.
Arrivo a Ponte Marconi ed imbocco la ciclabile lungotevere, devo cercare di capire quale può essere il percorso migliore, il meno lungo, il meno impegnativo, il meno trafficato... con un paio di indicazioni: o prendere ponte Cavour e dirigermi verso piazza di Spagna oppure arrivare al ponte Regina Margherita e puntare all'obelisco di Piazza del Popolo.
Castel S. Angelo - veduta dalla ciclabile Lungotevere

Seppure i ponti siano stati costruiti in tempi diversi e con stili diversi, a me sembrano tutti uguali: cerco Ponte Cavour e lo confondo - per mia ignoranza - con il Ponte Umberto I. Poco male, riesco comunque ad arrivare in una semi-deserta Piazza di Spagna, per poi affrontare la salita che mi porterà su al Pincio.
Affrontare questa salita, dopo ben 19 km in piano, è una impresa che ha richiesto tanto impegno: il cuore sembrava voler sfondare il petto, i polmoni sembravano fisarmoniche, ma da me non usciva alcun suono: solo rantoli.

Ma l'arrivo a Villa Borghese ha fatto sì che la stanchezza sparisse e l'ossigeno riempisse il sangue: fantastico, come rinascere.



Dopo 1h e 20 minuti (lo stesso tempo che impiegavo con l'utilizzo dei mezzi pubblici) e 22 km percorsi, vivo e vegeto sono arrivato in zona ufficio: che soddisfazione. Mai e poi mai avrei immaginato di poter affrontare una cosa del genere.

Senza strafare, senza sudare eccessivamente, sono arrivato a destinazione: si può fare - mi son detto. E mi son premiato con cornetto e cappuccino in un bar in zona.


Ed oggi, 14 aprile 2014, forse con colpevole ritardo, ho definitivamente mandato a quel paese ATAC: ed anche questa è una gran bella soddisfazione.



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venerdì 24 gennaio 2014

Gli utenti, l'IFO, i parcheggi e la sosta selvaggia

Esistono una serie di problemi legati alla penuria di parcheggi nelle vicinanze dell'IFO e del Ist. Naz. Tumori Regina Elena e dell'Ist. Dermatologico San Gallicano, a Mostacciano. Questi si sostanziano nella sosta selvaggia sul ponte che sovrasta il Grande Raccordo Anulare di Via Chianesi, per poi proseguire su Via Giachino e Via Brandellero. La situazione è insostenibile, per via degli ingorghi che si creano e per le situazioni di pericolo che si vengono a creare (mezzi parcheggiati in curva, in prossimità delle fermate dei bus, blocco della viabilità durante i tentativi di posizionare il veicolo nei posti più improbabili).
Ho più volte segnalato via twitter al Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale questa situazione e, in un paio di occasioni almeno, le pattuglie sono intervenute ed hanno sanzionato i veicoli in sosta irregolare o, addirittura, rimosso gli stessi.
Sono dell'opinione, comunque, che gli interventi una-tantum non portano effetti duraturi e che ci vorrebbe una cura "antibiotica" per sradicare questo malcostume: 5 giorni consecutivi - al mattino presto - al fine di impedire (e non, quindi, a sanzionare) che le auto possano essere parcheggiate in divieto di sosta.
Il Comandante, rispondendomi, ha detto che la cosa ha dell'utopistico. E va bene, pur non condividendo, lo accetto. Ma il problema di scarsa fludità del traffico, la pericolosità della sosta selvaggia permangono.
Il problema viene generato dalla mancanza di parcheggi sufficienti ad ospitare gli utenti della Struttura Sanitaria e che - ipotizzo - possono avere dei seri problemi di salute e quindi anche di movimento in autonomia.

Rendiamo loro la vita più semplice.

Non è da considerare minimamente, a mio giudizio, l'uso dei mezzi pubblici standard: l'IFO è servito dalle linee ATAC 700 (che parte dalla fermata metro Eur Fermi e termina la propria corsa proprio davanti alla Struttura) e che - da timetable - parte ogni 18 minuti dal capolinea); dallo 078 (che parte praticamente dalla stazione di Tor di Valle della Roma Lido), con una frequenza di una corsa ogni 20 minuti; e dal 708 che in buona parte raccoglie l'utenza che scende alla stazione metro Eur Palasport), che dovrebbe passare ogni 14/17 minuti.
Ci vorrebbero un paio di "circolari IFO", bus che facciano un percorso breve, dedicato, e che permetta a chi ne abbia bisogno, di arrivare all'IFO in tempi rapidi, e comodamente.

Non ho la presunzione di fornire la soluzione, quella perfetta, anche perché purtroppo il territorio non lo conosco benissimo.
Però...
A Spinaceto-Casal Brunori, in via di Mezzocammino, c'è un'area dedicata al Mercato (foto 1) che viene sfruttata solo 2 giorni a settimana: il giovedì ed il sabato. I restanti giorni, il parcheggio - che ha circa un centinaio di posti - è vuoto. Area inutilizzata. E lì nei pressi c'è la fermata 82156 "Mezzocammino - Mercato". Arrivare qui non è per nulla difficoltoso: è a 5 minuti dall'uscita 26 del GRA, direzione Spinaceto/Pomezia. Stiamo parlando, mi preme ribadirlo, di un parcheggio da un centinaio di posti che - tutti i giorni, tranne il giovedì e il sabato - è libero.
Foto 1 - Il parcheggio del mercato di Mezzocammino. Si notino le 2 fermate ATAC.

A 800 metri da questo parcheggio, esiste l'area ex-mercato, all'altezza di via Reguzzini: altri posti auto a disposizione (foto 2).
Foto 2 - Un ulteriore area di parcheggio, in via di Mezzocammino, altezza via Reguzzini, a 800 m. dal park del Mercato

Quindi un bus, una "Circolare IFO" potrebbe trasportare le persone dai parcheggi di Spinaceto-Casal Brunori all'IFO.
Anche a Mostacciano, dove via Beata Vergine del Carmelo incontra Viale Don Pasquino Borghi e Largo C. Misserville, (foto 3), ci sono un paio di aree adibite a parcheggio.
Foto 3 - Il parcheggio di Largo C. Misserville. 

Quindi, il bus "Circolare IFO", una volta lasciati i passeggeri alla fermata 73980 "Chianesi - Quaranta", potrebbe proseguire fino alla fermata "Don Borghi - Beata Vergine del Carmelo", raccogliere coloro che hanno parcheggiato di fronte alla Palestra "All Time" e in largo C. Misserville, circumnavigare il parcheggio di Largo Misserville e fare rotta sull'IFO.

I parcheggi sono quelli contrassegnati dalle lettere A, E, F: 4,4 km separano A da F

E il cerchio, la "circolare IFO", si potrebbe chiudere.




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